associazione per il miglioramento ambientale di Castione
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Aggregazione fra localismi e globalizzazione

 

AGGREGAZIONE: TRA LOCALISMO E GLOBALIZZAZIONE

 

di Davide Cattaneo

 

Siamo agli ultimi giorni prima di un importantissima e storica votazione per il bellinzonese dopo un assetto istituzionale che non è quasi mai cambiato per molti decenni. È chiaro che tutto non sarà facile ma da un’attenta analisi sul processo aggregativo i vantaggi superano gli svantaggi.

Prima però di illustrarli è forse doveroso inserire il processo aggregativo in un contesto economico, sociale e politico sia nazionale che internazionale che dai presupposti di grande apertura e sviluppo, soprattutto per i mercati finanziari, faceva sperare di realizzare quell’idea di grande Europa nata dopo un grande conflitto armato e foriera di grandi principi etici e morali con la promessa di non avere mai più guerre sul territorio europeo.

Ciò è durato per diversi anni, specie in periodi di economia dei “30 gloriosi” ma, con il passare dei decenni, l’istituzione europea è mutata e forse, con il tempo, è fuoriuscita dalle utopie iniziali.

Con la creazione di una moneta unica, nell’ambito del cambiamento di paradigma di economia monetarista, di un’unione di nazioni con differenti strutture fra di loro e senza una precisa politica europea comune su temi importanti quali la fiscalità, la struttura finanziaria, la difesa e l’effettiva integrazione economica (non finanziaria!) ha creato di fatto che ogni nazione “sta pensando a sé stessa”.

In vari campi si è tornati a certe forme di protezionismo che in forma eccessiva durante il secolo in corso avevano tramutato l’Europa in un continente che in pochi anni si era trasformato in un campo di battaglia.

Per tornare all’attuale non bisogna dimenticare che a livello geo-politico mondiale si stanno creando “blocchi” sovrannazionali e continentali con accordi di libero scambio ed alleanze (ad esempio il poco pubblicizzato accordo UE/USA che vi vedrà la Svizzera coinvolta, anche magari con recalcitranza) a dimostrazione che ogni “blocco” sta cercando di conquistare mercati da conglobarsi in un unico sistema/paese: una nuova forma di protezionismo allargato camuffato da globalizzazione e libertà massima in economia con la varie monete in conflitto fra di loro.

Equi una domanda: cosa c’entra il contesto descritto con la comunque micro-realtà di una futura aggregazione dei comuni del bellinzonese? Sembra una realtà lontana ma negli effetti potrebbe essere più vicina di quanto sembra.

Cerco quindi di spiegarmi. La Svizzera e ancora di più il Ticino, perché bisogna ammetterlo sono comunque realtà piccole, stanno “navigando” a vista e sebbene l’economia nel suo complesso congiunturalmente sia migliore di altri stati vicini ha comunque davanti a sé delle sfide future decisive ed importanti per i prossimi anni anche perché la via “solitaria” Svizzera, a volte sostenuta da alleanze puntuali con terzi, rimane molto difficile ed in salita in un contesto di macro-sistemi nei quali rimaniamo spesso con poca forza contrattuale e negoziale.

Inoltre il paradigma neo-liberale, con una presunta apertura dei mercati che nei fatti appare distorta, ha contribuito a cambiare spesso l’assetto strutturale di molte nazioni tra cui la nostra sebbene, a mio modo di vedere, in modo molto mitigato rispetto alle altre nazioni per via di un assetto istituzionale differente (come ad esempio il federalismo solidale fra i Cantoni e la convivenza, con pari opportunità e poteri, di lingue e religioni diverse).

In alcune nazioni europee di sono create delle zone/regioni aventi un clima di forte concorrenzialità aggressiva fra di loro, ipotizzando addirittura dei moti indipendentisti.

È quindi in tale nuovo contesto che il Ticino (in relazione anche alla futura ristrutturazione della sua importante piazza finanziaria luganese per motivi mai immaginati solo un decennio fa) ed ancor di più la già difficoltosa regione del bellinzonese dovranno competere, anzi direi che devono combattere, per non soccombere in un possibile lungo ed inizialmente impercettibile declino.

Quindi nello studio finale sull’aggregazione, non menzionando questi aspetti da me descritti in maniera piuttosto preoccupante e provocante, si ha il pregio di iniziare a dire e dare dei punti di partenza dai quali partire per cercare di dinamizzare la regione in ottica “moderna”.

Non tutto può essere condiviso, ci mancherebbe, ma finalmente si cerca di dare delle impronte d’impostazione sapendo benissimo che i presupposti del passato sono cambiati e ora vi è una regione che nella prospettiva delle paventate ristrutturazioni istituzionali deve muoversi e rendersi più autonoma e competitiva in un grande “mercato” dove, per emergere (con una forte componente di formazione di qualità), occorre assumere delle dimensioni “tipo” con un minimi di massa critica.

Preciso che personalmente non condivido completamente questa organizzazione di civiltà ma comunque l’unico modo per contrastare le ipotizzate difficoltà in modo democratico è comunque e sicuramente necessaria questa struttura minima di aggregazione che ci si deve dare. Così è la realtà!

Venendo ai punti importanti e fondanti del progetto presentato vi è ad esempio l’eventuale economia di scala attorno al polo delle scienze della vita che essendo supportato da grandi player in una rete Svizzera ed internazionale avrebbero la potenzialità di far nascere nel bellinzonese (finalmente!) aziende di alto valore aggiunto, posti di lavoro di qualità e ,con il tempo, un centro di competenze riconosciuto a livello mondiale.

Stesso discorso per un futuro centro di competenze sulla viabilità ferroviaria, su un miglioramento dell’offerta turistica, ed anche un centro di competenze sulle scienze dell’amministrazione. Insomma progetti strutturati di economia trainante e non a rimorchio come qualcuno aveva teorizzato anni fa. Infatti tutti questi temi sono interessanti e dovrebbero anche far risvegliare nei bellinzonesi giovani (soprattutto) un certo spirito imprenditoriale che nel passato non era molto sviluppato per via, soprattutto, di aziende monopolistiche di stato che davano lavoro a molti. Ora non è più così!

In deduzione, nella sua assenza, lo studio d’aggregazione, come da me interpretato, ha capito il reale cambiamento strutturale economico/sociale in atto ma ha anche cercato di non stravolgere la regione e quindi ha valorizzato delle peculiarità fra cui ad esempio, e da subito, il coinvolgimento di molti enti locali come associazioni, parrocchie, patriziati, nell’edificazione del futuro assetto istituzionale dando valore a tutti in uno spirito tipico della nostra tradizione democratica. Quindi é stato in un certo senso un lavoro di sintesi fra nuove consistenze per un lungimirante sviluppo economico duraturo e per il mantenimento di identità e di cultura tipici della nostra regione. Paradossalmente è proprio l’aggregazione che può mantenere delle identità che gli avversari dicono che andrebbero perse.

Un aspetto ulteriormente importante è che lo studio aggregativo si é dotato di una carta valori che confermano, anche qui, che l’aspetto aggregativo si è basato non solo su nuove sfide economico-sociali ma bensì prendendo quale base quei valori che debbono essere indispensabili per la relazione stato-cittadino, fondato sul principio, a mio parare imprescindibile, della trasparenza. Ciò anche per controbilanciare una globalizzazione che nei fatti si sta definendo altro.

In conclusione ritengo pure fondamentale che i rappresentanti politici comunali ritornino al loro ruolo originale di far politica (il governo delle polis) e non limitare la maggior parte del tempo agli aspetti amministrativi. Solo un comune aggregato e di una certa entità lo potrà svolgere assumendo in pari tempo un ruolo più importante (vista la grandezza) nei rapporti con altri enti sia pubblici e privati.

Solo con una maggiore forza contrattuale si potranno avere dei presupposti importanti per ottenere più vantaggi e sviluppo e quindi essere ascoltati! Infatti precedentemente e con i 17 comuni ciò non era possibile o quasi (per vari motivi) e questo aspetto lo si vede ad esempio concretizzato nei piani regolatori che hanno creato un disordine urbanistico cha sarà una delle più urgenti questioni che il nuovo comune dovrà affrontare (Castione ne é un esempio lampante). Da non sottovalutare sarà anche la maggiore professionalità che si potrà ottenere da un’amministrazione comunale più strutturata che avrà la criticità di intraprendere (finalmente!) i nuovi concetti di governo pubblico d’impresa e di un servizio interno e della qualità efficiente per l’elargizione di servizi ai cittadini.

In ultimissima analisi non credo che un comune di circa 50'000 abitanti perda contatto con i cittadini: i numeri sono comunque modesti e con commissioni di quartiere adeguate ad esigenze di rappresentatività il problema a mio modo di vedere on esiste.

Il 18 ottobre sarà un’importantissima data: o sviluppo in un contesto comunque difficile oppure “protezionismo” fra i vari comuni che, con i dovuti paragoni storici, non hanno mai creato sviluppo per nessuno bensì l’aggravamento dei problemi. Per l’appunto la forza della Svizzera è sempre stata la forma liberale della sua economia che aperta al mondo ci ha reso una delle nazioni, per il momento, più invidiate nella storia. Addirittura già nella prima rivoluzione industriale una delegazione inglese aveva raggiunto la Svizzera per capire come mai una così piccola nazione aveva, già allora, una forte concorrenzialità a livello internazionale. È rifacendosi a questi valori di successo che, in realtà mutate, bisogna riguardare per dare sempre una prospettiva a tutti in base a pari opportunità individuali e sociali di partenza per la generazione futura. Ne va del progresso del cammino dell’umanità.

 

Ottobre 2015