associazione per il miglioramento ambientale di Castione
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FABRIZIO FAZIOLI, BRUTTO è IL TICINO!

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L’ospite

Il Ticino che non piace più

di Fabrizio Fazioli

A volte la verità bisogna farsela dire dagli altri. Tempo fa, ad un convegno a Bellinzona dedicato ai nostri difficili rapporti con Berna, fu chiesto a un giornalista confederato cosa pensassero gli svizzeri tedeschi del Ticino. Esordì pressappoco così: “Volete veramente che ve lo dica? Pensano che il Ticino è diventato brutto”. Aggiunse anche che parecchi dei suoi compaesani, che ancora passano le vacanze nei retroterra ticinesi, scendono sempre meno a valle per la sgradevolezza e l'impraticabilità del piano. Ci si accorge ora che il turismo perde posizioni, mercato e soldi; non da un anno o due, ma da almeno un ventennio. Come mai? È una tendenza generale? No, perché da un confronto con tutti gli altri cantoni (ma proprio tutti) siamo gli unici a recedere. Dal 1981 (anno di massimo splendore per il Ticino) abbiamo perso più di un milione di pernottamenti. Siccome altrove sono cresciuti, sia pur di poco, ciò equivale a una riduzione del 30% della quota di mercato. Un dramma? Non proprio. È un fenomeno, insieme ad altri, che si può mettere sul conto di un cantone che è mutato più velocemente e che grava su un territorio sempre più ingombrato e sempre meno attrattivo. Sulle cause e sui rimedi si dicono da anni le stesse cose, irrimediabilmente inconsistenti se giudichiamo appunto dai risultati: che occorre cioè promuovere un turismo di qualità e non di quantità, salvo poi dover fare i conti a fine stagione con il solo numero dei pernottamenti, quale unica unità di misura turistica presa in considerazione. A nessuno viene in mente di constatare semplicemente che il Ticino non piace più, che il degrado territoriale e ambientale ha oramai superato i limiti del sopportabile. Domanda: è la promozione del turismo a questo punto che fa difetto? Sono i soldi che mancano? Forse che gli operatori di San Gallo o di Neuchâtel fanno di più e di meglio per il loro turismo? No, i responsabili del degrado e dell’insuccesso non vanno ricercati fra gli operatori turistici. Sarà che gli svizzeri tedeschi non ritrovano più quelle immagini trasfigurate di un Ticino d’altri tempi, forse nemmeno mai esistito, ma come dar loro torto di fronte allo scempio che dilaga un po’ ovunque? Guardando per esempio le immagini dall’alto in occasione degli ultimi Mondiali di ciclismo, non credo che a qualcuno sia venuto in mente di passare le vacanze nella regione di Mendrisio, come invece può capitare a molti vedendo le tappe del giro di Francia, attraverso paesaggi molto meno disordinati e casuali. Va detta anche un’altra cosa, che ci lascia impotenti di fronte al comparto turismo, che in assoluto è diventato la prima industria mondiale: la schiera degli utenti si è enormemente allargata, le nuove destinazioni sono più incontaminate e si sono moltiplicate un po’ ovunque, le distanze si sono accorciate e abbattuti i prezzi. È per queste semplici ragioni, non per altro, che non siamo più in grado di reggere il confronto e che continuerà probabilmente a piovere sul turismo ticinese.

 

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08.09.2010

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